I nošt šcool

L’istruzione a Cossogno, Ungiasca e Cicogna

Tra Settecento e Novecento

 

 

Con grande intuito ed intelligenza l’associazione culturale “Le Ruènche” ha voluto e saputo raccogliere in un volume l’esperienza scolastica di Cossogno e frazioni. E’ un libro che sarà senz’altro letto con grande nostalgia da chi non ha più vent’anni e con grande curiosità da chi è giovane e/o molto giovane: soprattutto per loro sarà utile e indispensabile perché possano amare il loro paese, conoscere i sacrifici dei loro “Vecchi”, capire quanto sono fortunati. È un libro dedicato decisamente ai giovani.

Nell’era dell’“usa e getta”, del “tutto è dovuto” non è un male che i giovani si soffermino a riflettere su quanta fatica hanno fatto i loro antenati per studiare, sulla situazione di chi a otto anni finiva di studiare e a venti era già analfabeta.

Si alfabetizzava attraverso il catechismo che si imparava a memoria, meccanicamente; le ragazze sappiano che le loro antenate erano analfabete “per legge” perché solo i maschi potevano andare a scuola e solo quelli con famiglie in grado di pagare la retta. Quando nel 1838 mons. Del Vecchio metterà a disposizione la sua casa per istruire “preferibilmente” le “figlie” susciterà nella comunità cossognese un grande scandalo.

Pochi i fortunati che avevano voglia di studiare, avevano intelligenza, avevano i genitori “che ci tenevano” (e non erano molti, in quanto era meglio avere braccia per la campagna che istruiti in famiglia) ma non i mezzi. Questi ragazzi (complice il parroco) venivano mandati in seminario: non tutti diventavano preti, ma chi lasciava il seminario aveva un bagaglio culturale di tutto rispetto da presentare ai “datori di lavoro” (quasi tutti industriali) o per essere assunti come insegnanti o per continuare gli studi come studente lavoratore: quanti avvocati…

“I nošt šcóol” inizia ricordando che fino al XVIII sec. erano le parrocchie (sovvenzionate dai comuni) o qualche benefattore a gestire le scuole dette “di carità” e prosegue con un veloce excursus sulla scuola italiana fino al 1962. In questo modo si introduce il lettore all’argomento, ma soprattutto si stuzzica la sua curiosità di sapere, di conoscere, di meravigliarsi che dopo un tavolo intorno al quale si sedevano gli alunni, si passa a un banco “che non deturpi i giovani studenti” (precisa indicazione del ministro Gorini in una circolare del 1893).

 

I nostri giovani virgulti strabilieranno leggendo che si andava a scuola fino alla fine di luglio e chi aveva già “caricato l’alpe” con la famiglia veniva a piedi in paese: altro che scuolabus!!!! Nella ricerca si analizzano tutte le vicende per l’istruzione non solo in Cossogno, ma anche nelle frazioni, grande risalto viene dato all’opera dei sacerdoti prima, delle suore per un breve e alternante periodo, alle amministrazioni comunali in seguito.

Sono commoventi l’elenco delle maestre, il timido tentativo di rivendicazione sindacale, il coraggio delle ragazze di sfidare genitori, fratelli, mariti, per istruirsi.

Nel lavoro risalta l’amore, oserei dire la passione, per il proprio paese, senza falsi pudori, senza vergognarsi della povertà tipica dei secoli passati, ma soprattutto della nostra valle Intrasca. Lo sforzo per presentare una pagina di storia “patria” per lo più sconosciuta, sia ricompensato dall’attenzione di tanti lettori!

 

Emma Lomazzi Caretti

 

 

La mostra “I Nošt Šcóol – 200 anni sui banchi di scuola” dell’agosto 2003 è all’origine di questa pubblicazione monografica, la seconda edita dall’Associazione Culturale Cossognese “Le Ruènche” dopo il volumettoCossogno, Ungiasca e Cicogna tra passato e presente. I nomi e i luoghi” del dicembre 2003. Tale mostra, allestita a Cossogno nella sede dell’Associazione, si presentava come un’esposizione storico-documentaria e di cultura materiale, che affiancava ai pannelli fotografici e di testo la riproduzione dell’ambiente scolastico con una lavagna e vecchi banchi di legno con ribalta, carte geografiche, penne e calamai, pagelle e libri di varie epoche, dall’Ottocento agli anni Cinquanta, periodo in cui si è scelto di concludere il percorso per immagini.

Il metodo di lavoro scelto dalla nostra Associazione, di cui la pubblicazione è l’ultima fase, consiste nella raccolta di testimonianze orali e documentazione fotografica e, allo stesso tempo, nella consultazione di archivi e documenti cartacei. Le mostre che ne derivano e quindi il contatto con il pubblico, che nel nostro caso è spesso testimone diretto di quanto viene esposto perché lo ha conosciuto di persona oppure ne ha sentito raccontare, sono un momento importante di verifica del lavoro svolto. Successivi approfondimenti, sia d’archivio che di confronto di testimonianze, si rendono poi necessari per poter giungere alla pubblicazione della ricerca.

Desideriamo esprimere la nostra riconoscenza a tutte le persone che hanno collaborato fornendo fotografie, documenti, notizie e suggerimenti.

Ringraziamo la Parrocchia e il Comune di Cossogno per aver consentito la consultazione dei rispettivi archivi, la Comunità Montana Valgrande e la Compagnia di San Paolo per il sostegno economico.

E infine rivolgiamo un sentito ringraziamento alla professoressa Emma Caretti Lomazzi per l’attenzione e la simpatia con cui ha letto e presentato il nostro lavoro.

 

Lilia Massera

Presidente “Le Ruènche


La pubblicazione è in vendita nelle librerie Alberti e Margaroli di Verbania Intra, presso l’Acquamondo (Museo dell’Acqua) di Cossogno e l’Associazione “Le Ruènche”, Via Roma 18, 28801 Cossogno, e-mail: ruenche@libero.it