Relazione della Parrocchia di
Cossogno
Vicariato di Intra - 1845
Opuscolo edito da “Le Ruènche”
e dalla Parrocchia di Cossogno
Il documento che viene offerto ad una curiosa, interessata lettura è
certamente la brutta copia, meglio la copia da conservare in archivio, della
risposta di un parroco al questionario mandatogli dal suo Vescovo per una prossima
Visita Pastorale.

Il documento è nell’archivio parrocchiale di
Cossogno: è datato 3 agosto 1845, è scritto e firmato dal sacerdote Pietro De
Vincenti, parroco di Cossogno per ben 42 anni, dal 1833 al 1875.
La Visita, alla quale si riferisce il documento, è
quella indetta da Giacomo Filippo Gentile, da due anni Vescovo di Novara, il 10
gennaio 1845.
Parla dunque di Cossogno. E
ci dà tante notizie interessanti.
Mi sembra di dover sottolineare
subito che il parroco è di una encomiabile diligenza. Fotografa sé e la sua
parrocchia con fedeltà, pignoleria e ha una conoscenza profonda delle cose di
cui deve trattare. Lo fa con neanche tanto nascosto vanto: è nato a Cossogno!
La sua casa parrocchiale, in cui vive con una sorella
nubile, è, attraverso quella Comunale, per un uscio compiacente, confinante con
la sua casa paterna.
Dopo gli studi e un biennio in quel di Ungiasca, gli sembra di non
essere mai stato altrove. La sua chiesa, i suoi oratori, le
sue cappellette, il suo cimitero. I riti, le
funzioni. La sua gente: “Tutto” è quello di sempre.
Con orgoglio ci informa che
nel 1845, sei erano i sacerdoti nativi di Cossogno, e un giovane era a Novara
per gli studi nel Seminario urbano. Tre di questi suoi compaesani si erano
accontentati, come lui, di una navigazione di piccolo cabotaggio: erano a
Trobaso, Cambiasca e Premeno. Un quarto era
nientemeno che il Canonico Penitenziere della Cattedrale di Novara; il quinto
stava nel silenzio del Seminario a curare i virgulti della Chiesa Novarese in attesa di diventare quello che sarà Gian Antonio Del
Vecchio: Vicario Generale e moralista insigne. La gloria più luminosa di
Cossogno anche per provvide beneficenze.
In
una della note in “Addizioni e variazioni…” il
diligente parroco di Cossogno segue le vicende di questi suoi compaesani: segna
la promozione a Canonico della Cattedrale (1858) primo passo dell’ascesa di
Gian Antonio Del Vecchio; il cappellano di Premeno è
oramai parroco a Terdobbiate: “il chierico, poi,
fatto sacerdote, sta occupato in qualità di Direttore Spirituale del Ve
(Vescovile) Seminario di Miasino”.
Ma come
non sostare un attimo a parlare del Cappellano che coadiuvava il parroco nella
cura pastorale? Il suo Beneficio era onerato dalla celebrazione di ben 208
Messe annuali: parrocchiani, quelli di San Brizio, che credevano nella Vita
eterna e avevan caro il culto dei loro Morti.
E il
minuzioso elenco di tutti i paramenti, degli arredi sacri e della parrocchiale
e dell’Oratorio di Loreto e di quello d’Inoca: c’è
ancora tutto?
L’Archivio, continuamente citato per avvalorare date,
documenti, lavori di conservazione o di restauro. Archivio preciso, curato (aggiornato, poi, ci
accorgiamo, da interventi dei parroci – arcipreti venuti dopo).
E la commovente, compiaciuta descrizione
dell’antichissimo rito della distribuzione del pane, il giorno di S. Stefano. EL TOC. “Il pane si fa a pezzi…. Si chiudono le
porte che diffendono il vecchio cimitero… quindi di
mano in mano che sorte il popolo così rinchiuso per
ritornare dalla Chiesa alle proprie case… si dà a ciascuno
senza distinzione di terrieri e forestieri che in gran folla accorrono per tale
effetto”.
E così
via…
E
se chi sottoscrive queste due povere righe ha goduto
leggendo e assaporando, con nostalgia, il mondo che il Documento ci lascia
intravedere, i Cossognesi rivivranno, leggendo anche
loro, un momento bello e sereno della loro Storia.
Rivivranno,
..… grati ai loro Vecchi.
Don Claudio Mariani