I chevegnitt det brùgh
Il brugo e l’erica
Il brugo è un arbusto sempreverde che cresce in suoli
aridi, poveri di sostanze minerali e molto acidi. Le sue formazioni compatte
danno origine alla cosiddetta “brughiera”, molto estesa in passato
nell’alta Pianura Padana, in Piemonte e Lombardia, ed ora assai ridotta a
causa delle bonifiche.
Il brugo fiorisce da agosto ad ottobre; i suoi fiori sono violetti, anche se
talvolta possono comparire individui bianchi. Il nome scientifico del brugo è
“ calluna vulgaris”, dal verbo greco kallunein che significa
“spazzolare”: fusti di “calluna vulgaris”, infatti, erano spesso legati
insieme per farne spazzole o scope.
Così simile al brugo da essere confusa con esso è l’erica, il cui nome
scientifico è Erica herbacea o Erica carnea; è talora detta brugo delle nevi,
perché fiorisce da febbraio, non appena la neve si è disciolta, sino a giugno.
Osservando attentamente brugo ed erica, si possono notare gli altri
aspetti(oltre al diverso periodo di fioritura) che permettono di distinguerli:
calice e corolla dei fiori del brugo sono della stessa consistenza e colore ed i
loro sepali sono più lunghi dei petali, mentre l’erica ha il calice verdastro
ed una corolla allungata di colore roseo;l’erica ha foglie aghiformi piuttosto
allungate, mentre il brugo ha foglie piccolissime e squamiformi.
A questa caratteristica delle foglie di brugo si riconduce l’espressione del
dialetto cossognese “un nagutìn d’or facc sü in t’üne föie d’brùgh”,
ovvero “un piccolo niente d’oro avvolto in una foglia di brugo”, ad
indicare qualcosa di così piccolo da essere inesistente. Questa espressione
viene usata scherzosamente, ad esempio, per definire un regalo che non c’è.
Il brugo era una pianta talmente diffusa, e scarsamente apprezzata, da dare
origine anche ad un’altra espressione dialettale “urdinari m’el brùugh”,
ossia , consueto ma anche rozzo.
In passato le ragazze di Cossogno usavano intrecciare cestini con il brugo,
decorandoli all’interno con il brugo stesso oppure con muschio e fiori di
campo.
Nell’alpeggio di Rugno, a cavallo degli anni ’50-’60, questa abitudine era
ancora viva.
La nostra Associazione, nello spirito di recupero della storia e delle
tradizioni locali, ha voluto riprendere questa tradizione: la scorsa estate una
bambina di ieri ha insegnato a ragazze e donne di oggi ad intrecciare “i
chevegnìtt det brùugh”.
Domenica 23 settembre 2001 abbiamo organizzato presso la nostra sede una
dimostrazione del procedimento di realizzare dei cestini che poi sono stati
venduti destinando il ricavato al progetto di restauro dello
stendardo di San Brizio.
Come si presenta il brugo sulle nostre Alpi
Una delle fasi della costruzione del cestino
Il cestino di brugo ultimato