Nell’introduzione al volume “Stendardi e
Confraternite nel Novarese”edito dalla Provincia di Novara nel 1995 (dal quale
sono tratte le notizie storiche e le citazioni sotto riportate) le due curatrici,F.Fiori
ed E.Morgiat,definiscono gli stendardi processionali ”oggetti che i moderni
rituali hanno fatto dimenticare,ma che sono ricchi di valori dal significato
profondo strettamente legato alla storia delle comunità novaresi”.
Nel lontano 1577 Carlo Borromeo ne definiva precisamente funzione e misure:”Il
vessillo parrocchiale sarà di forma quasi quadrata,sarà di stoffa intessuta
d’oro o d’argento o di seta,e di solida manifattura.Di questa forma ci è
stato tramandato da antiche testimonianze fosse l’insigne vessillo di
Costantino imperatore, ricamato con una croce preziosa, la cui immagine comparve
in cielo. Pertanto esso, ove le possibilità della circoscrizione parrocchiale lo
consentano, sarà di materiale il più pregiato possibile. L’immagine del Santo
o della Santa cui è intitolata la parrocchiale, sarà dipinta, ricamata o
intessuta. Il colore del vessillo sarà quello richiesto dalle qualità del Santo
o della Santa, in conformità al rito della chiesa. Sarà tutt’intorno cinto da
frange del medesimo colore, commiste a fili d’oro e d’argento. Sarà appeso a
un’asta di legno ben solido, recante sella sommità una piccola croce quadrata
. L’asta sarà più lunga del vessillo di circa due cubitii, e del medesimo
colore del vessillo stesso”.
Gli stendardi venivano eseguiti su commissione di una determinata
Confraternita che definiva la scelta dei colori di fondo (significativa e mai
casuale), le immagini da riprodurre (di solito su un lato in rapporto con la
Confraternita e sull’altro con la chiesa dove ha sede la Confraternita), lo
stile e la ricchezza dei ricami.
Lo stendardo di San Brizio, patrono di Cossogno, misura circa mt 2x1.30,è
realizzato in broccato con due riquadri di seta dipinti raffiguranti l’uno il
Santo patrono e l’altro due Angeli inginocchiati in adorazione dell’Eucarestia
e tre cherubini che volteggiano attorno all’ostensorio.
La raffigurazione dell’Eucarestia affiancata da angeli e cherubini, secondo le
disposizioni impartite da Carlo Borromeo dopo il Concilio di Trento, è molto
frequente ed è tipica degli stendardi delle diffusissime Confraternite del
SS.Sacramento. Durante il solo episcopato di Carlo Bascapè ne furono fondate ben
72, tra
cui quella di Cossogno, come risulta dall’elenco del cardinal Taverna,
successore di Bascapè, che ne enumera ben 225 su 276 parrocchie della
diocesi di Novara.
L’origine dello
stendardo di San Brizio è forse in qualche modo riconducibile alla
Confraternita del SS.Sacramento? Sinora non sono stati trovati documenti
d’archivio che permettano di definire committente e datazione. La tecnica di
realizzazione, a parere delle Suore Benedettine dell’Isola di San Giulio
autrici del restauro, lo collocherebbero nella seconda metà del XIX secolo
Di manifattura piemontese,è
eseguito a telaio meccanico con seta e fili metallici in un tessuto che
tecnicamente viene definito “spolinato damascato”.